Sì aiuti all’Africa ma non è possibile incentivare l’arrivo di migranti economici in Europa

“La disoccupazione in Europa, e soprattutto in Italia, continua ad essere altissima, non possiamo permetterci il lusso di incentivare l’arrivo di migranti economici nel mercato del lavoro interno.”.

Lo dichiara l’on. Salvo Pogliese, parlamentare europeo di Forza Italia-PPE, intervenendo durante la sessione plenaria del Parlamento europeo dove si è discusso di immigrazione e del nuovo Migration Compact che prevede investimenti verso i paesi africani in cambio del controllo dei flussi migratori e dei rimpatri.

“Accolgo con moderata soddisfazione la discussione sull’immigrazione e sul Migration Compact – così Pogliese nel suo intervento in Aula – nella consapevolezza che bisogna agire a monte e non a valle concretamente per affrontare l’emergenza immigrazione. Quindi ben venga il piano di investimenti per l’Africa per migliorare le condizioni economico-sociali di quegli Stati e al tempo stesso permettere la loro fattiva collaborazione per il controllo dei flussi migratori e dei rimpatri, alla stregua di quello che è accaduto con la Turchia e, qualche anno prima, con la Libia quando il governo Berlusconi stipulò quell’accordo che ha prodotto eccezionali risultati nel ridurre drasticamente l’arrivo in Italia di migranti. Più di qualche perplessità invece nutro sull’incentivazione della migrazione legale verso l’Europa, perché se è vero che dobbiamo essere assolutamente solidali nei confronti dei profughi, dei migranti che scappano dalle guerre e dalle persecuzioni, non possiamo permetterci di incentivare la migrazione economica in un contesto di gravissima crisi economica e sociale che sta attraversando il nostro Continente. Basti pensare al tasso di disoccupazione giovanile che in Europa è al 22% mentre in Italia e Sicilia, con rispettivamente il 37,9% e il 55,9%, siamo oltre l’emergenza sociale e in un vero e proprio dramma generazionale.”.

“Dico quindi assolutamente no all’incentivazione dell’arrivo in Europa di migranti economici – ha concluso Pogliese – a meno che non si sia in presenza di figure altamente specializzate, che non si riescono a trovare nel mercato del lavoro interno, lasciando però soltanto agli Stati membri la possibilità di individuare il numero massimo di migranti economici da accogliere.”.

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